FIGLI DI IMMIGRATI

27 marzo 2010

Paolo ha 11 anni e parla un perfetto italiano, ma il colore della sua pelle dice chiara la sua origine. Yusuf e Benin sono molto più piccoli e non hanno ancora avuto modo di imparare l’italiano. Parlano un misto tra inglese, francese e un dialetto africano. Sono tre fra le centinaia di minori stranieri le cui prospettive di vita sono affidate all’accoglienza italiana.

In soli otto anni sono passati dai 284.000 del 2001 agli 862.453 del 2008. Parliamo dei minori stranieri in Italia, ai quali la Cei ha dedicato la Giornata delle migrazioni 2010 (17 gennaio). Oggi sono il 22,2 per cento della popolazione straniera regolarmente residente, e ogni anno quelli che arrivano nel nostro Paese sono più di centomila. Al tempo stesso, nel mondo ci sono più di 650 mila minori di origine italiana, ovvero il 16,4 per cento degli emigranti italiani.

I minori stranieri, spiega monsignor Gianfranco Perego, direttore della Fondazione Migrantes, arrivano da noi nei modi più diversi: via mare, via terra, per ricongiungimento familiare, per tratta, in fuga da guerre e disastri ambientali, spesso nascosti nelle stive delle navi o nei camion. Poi ci sono i nuovi nati in Italia da famiglie straniere, che ammontano ormai all’11 per cento dei nati in Italia. Al nord l’incidenza dei nati da famiglie straniere è del 17 per cento, mentre al centro e al sud scende al 13 per cento. La regione con la più alta incidenza di bambini nati da famiglie straniere è il Veneto (19 per cento), seguita da Lombardia, Emilia e Umbria. Sfuggono alle statistiche i nuovi nati da coppie miste o da genitori che hanno ottenuto la cittadinanza italiana. I ricongiungimenti familiari interessano ogni anno circa 35 mila minori non comunitari e altrettanti comunitari, provenienti per lo più da Romania, Bulgaria e Polonia.

Un fenomeno che cresce è quello dei minori stranieri non accompagnati o separati, circa ottomila bambini e ragazzi arrivati in Italia nell’ultimo triennio senza neppure un genitore o un riferimento familiare. Un fenomeno diffuso soprattutto in Lombardia, Lazio, Puglia e Piemonte, che insieme accolgono circa il 60 per cento dei minori non accompagnati. Nell’83 per cento dei casi sono maschi, nel 17 per cento femmine. L’82 per cento ha un’età compresa fra i quindici e i diciassette anni. Le nazionalità di provenienza dei minori non accompagnati sono ben settantotto, con ai primi posti Romania, Albania, Marocco, Afghanistan ed Egitto.
In forte crescita sono quelli provenienti da Palestina, Eritrea, Somalia e Nigeria. In questi anni il 50 per cento dei minori non accompagnati è stato accolto in famiglie, il 40 per cento da istituti e comunità, mentre il 10 per cento è irreperibile. Un mondo a sé è quello dei minori che vivono nelle comunità delle minoranze rom, sinti e dei camminanti. Alcune migliaia di bambini e ragazzi in movimento. Difficile avere statistiche, ma soprattutto difficile garantire loro la tutela dei diritti alla salute e all’istruzione, anche se non mancano esperienze interessanti.
Benedetto XVI ha ricordato di recente che gli immigrati sono persone, cioè soggetti portatori di diritti e di doveri. La persona è sempre sacra, a prescindere dalla provenienza, dal colore della pelle, dalla razza, dalla religione, dalle condizioni economiche. Ma gli ultimi fatti avvenuti in Italia, a Rosarno, hanno messo in evidenza, dice il presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, l’arcivescovo Bruno Schettino, “la debolezza del sistema di accoglienza e di integrazione”. è stata a tutti gli effetti “una lotta fra poveri, e chi maggiormente è stato sconfitto è stato il più povero: l’immigrato”. I 650 mila minori italiani che vivono all’estero dovrebbero farci ricordare che noi abbiamo sperimentato a lungo la necessità di dover lasciare le nostre terre. Sia che abbiano lasciato l’Italia per raggiungere le famiglie, sia che siano nati nei Paesi di destinazione, sono minori ormai integrati, ma qui da noi che cosa si fa per consentire la medesima integrazione ai minori che approdano sulla penisola?
Il manifesto disegnato per la Giornata Mondiale delle Migrazioni mostra un bambino dentro una casa, al riparo dalle intemperie. Fuori, una fredda giornata di pioggia. Fra tutti i migranti, i minori sono i più deboli, eppure spesso un tetto non lo trovano, o lo trovano in forme precarie e inaccettabili. La stessa legislazione si occupa molto più degli adulti che dei minori, quasi che il bambino e il ragazzo non siano persone umane e giuridiche. Monsignor Schettino cita il tema delle cittadinanza: “In forza del principio dello ius sanguinis occorre attendere la maggiore età per dichiarare la propria volontà di acquisire la cittadinanza italiana.
Questa attesa spinge molti giovani, figli di genitori stranieri, a vivere una sofferta ambivalenza. Si sentono italiani per gli studi fatti e per il processo di inculturazione, ma sono stranieri. Il contesto sociale è profondamente cambiato, per cui occorre pensare di adottare anche il principio dello ius soli, che riconosca il dato di fatto”. E poi c’è il problema scuola, “un grande laboratorio di integrazione” che ha bisogno di un progetto culturale. “C’è bisogno di creare un nuovo umanesimo, con elementi della tradizione italiana e i nuovi apporti garantiti da chi arriva da fuori.
Non si tratta di rinunciare alla propria identità, ma di cogliere l’identità come dinamica e relazionale. Importante è che nelle classi italiani e immigrati siano insieme. Occorre superare ogni pregiudizio e chiusura”. è la voce della Chiesa. Ma la politica che ne pensa? E quei politici sempre pronti ad accreditarsi come garanti dei valori cattolici che fanno?
Aldo Maria Valli
da Nuovo Progetto febbraio 2010

La sera in cui Mara Rossi è stata con noi al teatro CORTE, alcune persone  hanno chiesto se si poteva fare qualcosa di concreto per aiutarla. Mara ha parlato di un progetto che le sta molto a cuore. E’ stato formulato e  ci è pervenuto tramite la nostra corianese Sandra Talacci.

In seguito al riconoscimento ottenuto nel 2006 alle Nazioni Unite con lo Status Special, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto ad aprile 2009 una rappresentanza stabile a Ginevra ed ha indicato la Dott.ssa Maria Mercedes Rossi come sua delegata ufficiale alle Nazioni Unite.

Quotidianamente, in zona di conflitto, in zona di missione, nelle periferie della storia e dell’umanità, la Comunità non solo difende ma promuove la dignità profonda di ogni essere umano, facendosi carico,  dell’immane e globale sforzo della difesa e promozione dei diritti umani e dell’insieme delle norme del diritto internazionale dei diritti umani frutto di una volontà storica che và ben oltre l’azione dei singoli Stati ma richiama le lotte nonviolente di popoli e individui.

L’azione di questi  sei mesi della dott.ssa Mara Rossi è stata ricca e fruttuosa, ha partecipato alle  diverse sessioni promosse dal Consiglio dei Diritti Umani, dal Comitato dei Diritti del Fanciullo, e a incontri legati alla tematica della Sanità pubblica globale e in particolare sull’epidemia dell’Aids.

Un altro impegno molto importante che ha portato avanti è quello di fare rete con le altre organizzazioni in particolare cattoliche che quotidianamente si adoperano per un mondo più giusto.

La presenza a Ginevra della Mara, collegata direttamente con la Comunità intera ci dà la possibilità di interagire con le Nazioni Unite per dare spazio a chi troppo spesso non ha lo spazio, la forza di far sentire la voce di chi troppo stesso non ha voce, e questa è una responsabilità importante sentita da Mara e da tutta la Comunità.

Don Oreste spesso ci richiamava sull’importanza di entrare nelle stanze dei bottoni per portare la voce e il pianto dei poveri e il grido della giustizia e ci esortava a mantenere viva l’azione di denuncia verso chi “fabbrica le croci”.

E’ un eredità importante quella che il don ci ha lasciato e ora più che mai sentiamo questa responsabilità,  alla quale, assieme, sentiamo di doverci predisporre in maniera adeguata, competente, non approssimativa per fare “bene il bene”.

Per questi motivi  la Comunità, su proposta di Mara, ha scelto di promuovere all’interno della stessa un Progetto di Formazione sui Diritti Umani, in collaborazione con l’Associazione Diritti Umani di Padova.

Il progetto di formazione sui Diritti umani on line sarà rivolto a tutti i membri di comunità del mondo ed avrà come obiettivo quello di formare le persone sulla ampia gamma dei diritti umani e aumentare la consapevolezza e la possibilità di azione dei membri stessi in difesa dei diritti umani lì dove sono presenti.

Il progetto di formazione durerà due anni e tratterà importanti tematiche quali la Carta dei diritti umani, la Convenzione dei Diritti del Fanciullo, la recente Convenzione sull’Handicap e altro ancora.

Questa diffusa implementazione della conoscenza in materia di Diritti Umani e della possibilità di azione sul territorio è strettamente collegata alla possibilità poi di essere voce di chi non ha voce a Ginevra e quindi diventare una base sicura e significativa all’azione che Mara porterà avanti nei prossimi anni.

I costi da sostenere per un anno di progetto si aggirano intorno agli 8000 €.

Vi ringraziamo per l’attenzione, la preghiera e tutto quello che potrete fare per aiutarci sempre a “fare bene il bene” e per continuare ad essere instancabilmente la famiglia e la voce  dei poveri che quotidianamente bussano alle nostre porte.

ESTREMA POVERTA’

E IMPATTO CRISI FINANZIARIA

“Caro Presidente, la ringrazio per l’ opportunità datami di parlare a questo forum e per la sua leadership. Ringrazio anche gli esperti intervenuti per le loro presentazioni così arricchenti. Mi chiamo Maria Mercedes Rossi e sono la rappresentante qui a Ginevra della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, una organizzazione basata sulla fede di Riconoscimento Pontificio la cui missione e’ condividere direttamente la vita dei più poveri in diverse forme e rimuovere le cause della povertà ed ingiustizia. Siamo presenti in 27 paesi e 5 continenti.
Per noi, i poveri di cui abbiamo parlato continuamente in questi giorni, hanno nomi,  volti,  storie  tristi  e sorrisi bellissimi…Abbiamo detto ripetutamente  in questo forum che  occorre  mettere in atto subito nei vari Stati  un sistema di protezione sociale per far fronte alla situazione ed evidenziato gli esempi funzionanti già esistenti.
Si e’ detto che la protezione sociale e’ anche una scelta economicamente valida. Siamo tutti d’ accordo… ma  dobbiamo tenere presente  che tale misura  e’ solo una risposta ad un  bisogno immediato e che la protezione sociale in sé e’ una correzione necessaria al fallimento dell’economia del mercato.
La vera causa profonda che genera nuove povertà e rende sempre più povero chi lo e’ già, e’ il modello economico attuale basato sul liberalismo. Siamo in una società cosi detta del PROFITTO basata sul concetto dell’ “homo economicus” dove ogni cosa ed ognuno e’ commerciabile, dove prevalgono i principi del valere, potere ed avere, dove i poveri, chi non produce, sono un ingombro.
Dobbiamo invece passare a  promuovere una società della SOLIDARIETA’ e GIUSTIZIA SOCIALE basata sul principio dei Diritti Umani e sull’ uomo che ha valore in quanto tale e non perché possiede , produce…dove i poveri indicano il giusto passo per la marcia umana. Durante il forum abbiamo sentito numeri terrificanti (un bilione di affamati, 80% della popolazione della terra senza una sicurezza sociale etc. etc.) la presenza di così tanti poveri nel mondo e’ purtroppo l’ indicatore più evidente che la razza umana sta fallendo nel vivere ed agire come FAMIGLIA UMANA. Abbiamo ripetutamente parlato della soglia dell’ estrema povertà (1-2 dollari al giorno) ma, in realtà, dovremmo parlare di soglia della miseria (c’e'da sfidare chiunque di noi a sopravvivere in tale modo..).
Abbiamo anche parlato di moratoria del debito pubblico (nel senso di una sospensione temporanea del debito per far fronte alla situazione di crisi) ma quello di cui c’e’ bisogno e che dobbiamo continuare a proporre e’ la CANCELLAZIONE TOTALE  DEL DEBITO per quei paesi fortemente indebitati, un debito che va considerato INIQUO.
Dr. Salomon. nella sua chiara ed articolata presentazione ha introdotto il concetto di RIPARAZIONE. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere agli Stati Membri la cancellazione totale del debito come forma di riparazione nei confronti di quegli stati impoveriti e di tutti i poveri che non hanno contribuito a provocare la attuale crisi finanziaria e climatica ma che ne portano e subiscono le conseguenze peggiori.
Grazie!”

Giovedì, 12 Marzo 2009, Mara Rossi è venuta a farci visita a scuola.

I bambini, avendolo saputo in anticipo, avevano preparato delle domande. Ma le maestre non hanno pensato di registrare le sue risposte e,  temendo che la concentrazione a scrivere impedisse un ascolto pieno, non sono stati presi appunti. Quindi la nostra trascrizione sicuramente non è perfetta e forse avremo anche dimenticato qualcosa.

Prima di partire per lo Zambia cosa speravi di poter fare?

Quando studiavo, al liceo, a un certo punto non volevo più saperne di fare il medico. Ma ero già legata alla Casa Betania di Coriano e, durante un periodo di preghiera e riflessione a Canazei, avendo aperto il Vangelo a caso, ho trovato scritto “ … curate i lebbrosi …” Quelle parole per me sono state il chiaro invito di Gesù a diventare medico e a farlo gratuitamente.

Quanto tempo ci vuole per arrivare in Zambia?

Una giornata intera.

Come ti sei sentita la prima volta in Africa?

Non tanto bene, ma appena ho visto il gruppo di persone che conoscevo, mi è passato ogni disagio. Subito mi hanno accompagnato da un bambino malato col ventre gonfio … e così ho cominciato.

Com’è fatto lo Zambia?

E’ uno stato grande quasi tre volte l’Italia, con una popolazione di 11 milioni di abitanti circa, situato su un altopiano pianeggiante ad una altitudine intorno ai 1200 m.

Come sono le case?

Le case della gente povera, negli slums, sono fatte di capanne di fango coperte di lamiera o di altro materiale di recupero.

Quali sono i lavori agricoli?

Si coltiva principalmente il granturco che lì è bianco.

Qual è la religione che professano?

La maggior parte della popolazione è cattolica, pochi sono protestanti, musulmani e ci sono alcune sette.

Come si vestono?

Considerato il clima e la temperatura che non è mai troppo bassa e gli sbalzi della notte, ci si veste sempre leggeri, con maniche corte, sandali ai piedi. Infatti ora a me fanno male i piedi perché non sono abituata a portare le scarpe. Si usa solo qualche maglia o scialle la notte o la mattina presto. Il caldo maggiore è nei mesi di ottobre, novembre, dicembre, in coincidenza con il  periodo delle piogge.

Cosa si mangia di sano?

Si mangia polenta di mais con erbe e una volta alla settimana, per chi può, o per le feste come i matrimoni, polenta con pollo o pesce.

I bambini sono vivaci?

I bambini sono meravigliosi, anche quando stanno male sorridono.

Giocano con palle fatte di stracci, vanno a cercare tappi delle bottiglie e giocano a dama sul terreno, …

Voglio raccontarvi un fatto. Un giorno sono andata all’ospedale a trovare un bambino molto malato. Per consolarlo gli ho chiesto:

-      Vorresti delle caramelle?

-      No, – mi ha risposto – delle medicine!

Le persone ammalate e non ammalate come si comportano?

Come in tutte le parti del mondo le persone si possono comportare bene o male.

Che lingua parlavi là?

Italiano con gli amici venuti dall’Italia, inglese quella ufficiale  e il bemba, dialetto locale parlato dalla maggior parte della popolazione.

Riuscivi a capire quello che ti volevano dire?

Appena arrivata nello Zambia ho frequentato un corso di bemba per capire le persone più povere.

La popolazione è contenta di stare con te?

Bisognerebbe chiederlo a loro!!!

Ci dici qualche nome di bambino che hai incontrato in Africa?

Martin, Josef, ….

Quali sono le malattie più gravi che hai curato?

L’AIDS, la polmonite …

Quanti bambini e adulti avrai curato in tutto e sono guariti?

Non li ho contati, ma tanti.

Ci sono altri medici che curano i bambini o sei sola?

Sì, ci sono altri medici, al mio posto ora c’è una dottoressa.

Sappiamo che alcuni bambini sono costretti ad andare in guerra, ciò succede anche in Zambia?

No, lo Zambia è un paese pacifico, non ci sono mai state guerre.

Ti mancano i bambini dell’Africa, ti manca lo Zambia?

Tanto.

Cosa devi fare ora all’ONU?

All’ONU vado per sostenere progetti di aiuto per i poveri, le donne, le persone sfruttate, emarginate,…per “dare voce a chi non ha voce”

Vorresti far conoscere la tua causa  al Papa (o a qualcun altro) in modo che  così  lui potrebbe farla sapere a tutto il mondo?

La conosce già.

Se ti regalassero dei soldi, cosa vorresti fare?

Due cose: aiutare a completare gli studi un ragazzo, Benny, di cui mi  sono presa cura fin da quando era piccolo e che ha tanti problemi.

Poi continuare ad aiutare le persone che ho lasciato nello Zambia con  i farmaci e quello che serve per mandare avanti il nostro centro.

Sei contenta di venirci a trovare?

Ma certo!!!!!

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Quella mattina Mara  ha regalato a tutti noi: alunni, insegnanti, bidelli, assistenti,  un momento interessante ed emozionante.

Grazie Mara!

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